Mare nostrum?

Oggi, 8 luglio, celebriamo la Giornata Internazionale del Mediterraneo, così oggi vi portiamo uno spunto di riflessione in merito.

Ci siamo chiesti infatti come non far passare sottotono questo evento tanto importante perché di fatto il mare nostrum, è da secoli scenario di migrazioni determinanti per la vita del continente ma anche bacino di scambi tra popoli e scrigno di biodiversità vegetale ed animale di rilevanza mondiale.

La domanda è: quanto stiamo valorizzando questo patrimonio inestimabile?
È davvero “nostrum” questo mare?

Partiamo dal principio

Dal punto di vista migratorio la storia del Mediterraneo ha origini antichissime. Secondo alcuni studi condotti dalle Università di Vienna, Firenze ed Harvard, i primi spostamenti verso Sicilia, Sardegna e Isole Baleari risalirebbero ad ancora prima dell’Età del Bronzo. Tali spostamenti erano dovuti all’espansione di alcune civiltà e ne hanno così agevolate altre, come quella Micenea ad esempio.

Nel concreto, la fusione tra popoli provenienti dall’Europa dell’Est, dal Nord Africa e dall’Asia Minore con le popolazioni locali delle Isole Baleari, della Sardegna e della Sicilia, hanno dato vita alla base genetica, sociale e culturale dei popoli che oggi conosciamo e popolano queste zone come autoctoni.

Fenomeni sociali

Le migrazioni sono un fenomeno sociale, politico, economico e culturale che da sempre esiste ed esisterà, specialmente nel Mediterraneo.

Questi movimenti comportano dinamiche complesse e rappresentano di fatto risorse preziose di varia natura, sebbene oggi più che mai, pare un fatto poco evidente. La strada da percorrere per assicurare accoglienza, inclusione e cooperazione, è molta ed una crescita sostenibile degli stati e delle persone che li abitano sembra lontana.

Cambiamenti… non troppo positivi

La situazione del Mediterraneo non si ferma qui però; il cambiamento climatico sempre più precipitoso minaccia l’intero ecosistema che il nostro mare custodisce nelle sue profondità. Infatti, sebbene il Mediterraneo occupi solo l’1% della superficie marina mondiale, esso racchiude al suo interno tra il 4 ed il 12% della biodiversità oceanica della Terra.

Oggi purtroppo l’habitat di questi organismi è sempre più a rischio a causa dell’inquinamento da acque reflue e per lo sfruttamento smodato che si fa delle sue risorse. I ritmi insostenibili che stiamo imponendo al mare rendono ormai quasi vani i suoi tentativi di auto-rigenerazione e in questo modo, viene meno anche la sua funzione di regolatore naturale del clima.

Anche a causa dello scioglimento dei ghiacci, il Mediterraneo è destinato ad innalzarsi come gli altri mari e questo già avviene a ritmo di quasi 4 millimetri all’anno. Gli scenari che si prospettano appaiono perciò catastrofici sia in termini ambientali, che sociali.

In conclusione

Eppure, una buona notizia c’è: il nostro mare presenta una certa resilienza. L’eterogeneità ambientale che lo caratterizza rende il sistema ecologico naturalmente resistente e se da un lato il mare ci tende la sua mano, sta a noi scegliere di coglierla ora che si è ancora in tempo.

Lui da solo, non può farcela. Fare scelte di consumo sostenibili, promuoverle ed acquisirle come abitudini è l’unico modo per ridurre il nostro impatto ambientale e migliorare la portata delle nostre azioni. Istituire nuove aree protette, optare per una pesca attenta, monitorare la razionalità e la sostenibilità di ciò che produciamo e consumiamo.

Questa può essere la mano che diamo al mare e ciascuno può allungare la propria, anche nel suo piccolo.

Il mare è Nostrum: idem la scelta.

In Copertina: After Katsushika Hokusai, Public domain, via Wikimedia Commons